Con un dialogo tra Ernest Wichner, scrittore, poeta, critico letterario e Direttore della Literaturhaus di Berlino e Agnese Grieco è stato presentato al Goethe-Institut Mailand il progetto del Laboratorio per la letteratura contemporanea di Lingua tedesca. Durante l’incontro è stata discussa la rosa di autori e libri pensati per il Laboratorio.

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Cosa unisce il romanzo “Alle oder keiner” di Ulrich Peltzer al pensiero di Franco Basaglia e al cinema di Bellocchio? Quanto è ancora presente nella cultura tedesca l’eredità degli Anni Settanta con la sua particolare declinazione dell’impegno politico?

Come gli Anni Cinquanta e il ritorno in Germania di un giudice ebreo costretto all’emigrazione dalle leggi razziali del Terzo Reich diventano lo psicogramma di un fallimento politico della memoria in “Landgericht”, libro con cui Ursula Krechel vince il Deutscher Buchpreis nel 2012?

I grandi maestri sono “ generatori di testi” sostiene Reto Hänny nella Postfazione al suo “Blooms Schatten”, che segue da vicino, scrivendola ancora una volta, una giornata di Leopold Bloom, all’ombra di James Joyce e di tanti altri.

«La letteratura nasce dalla letteratura» ricorda Reto Hänny, scrittore e performer svizzero di nascita. La letteratura rimanda ad un infinito discorso, ad autori che dialogano in vario modo con altri autori, a traduzioni che incrociano altre traduzioni, a libri e manoscritti che stanno accanto ad altri libri e manoscritti.

D’altro canto la letteratura parla, anche, di una realtà altra da sé, del cosiddetto mondo, o meglio dei mondi, di fuori e di dentro.

In questo è sempre, a suo modo, una presa di posizione.

In “Am Fluß” di Esther Kinski a divenire romanzo è il  paesaggio di confine tra città e fiume, dove la città si trasforma in qualcosa d’altro, in mondo e rovine naturali. Non la “Storia” del Danubio, ma i luoghi inselvatichiti intorno a River Lea, corso d’acqua minore di Londra, le rive dell’Oder, del Reno e del Gange, come traccia- sentiero da seguire, oggi, tra osservazione e racconto.

 La scrittura di Brigitte Kronauer rappresenta uno dei più alti esperimenti letterari nell’ambito della letteratura di lingua tedesca contemporanea. Percezioni, immaginazioni, frasi musicali, fuga dal realismo verso una polifonia da virtuosi della lingua.

«Bisogna attraversare piano queste storie, precedere stando attenti, misurare gli spazi e guardare in tutta lentezza, seguire il ritmo, sfiorare le persone, innamorarsi di loro e poi lasciarle di nuovo andare… Ed ecco che, all’improvviso sentiamo vetro sotto i nostri piedi e sappiamo che qualcosa comunque andrà distrutto». Così Clemens Meyer si augura che il lettore affronti le sue storie, aprendo la raccolta di racconti “Die stillen Trabanten”

Tradurre letteratura contemporanea necessita di particolare attenzione alla forma e costruzione del testo, oggetto primario, e al tempo stesso di conoscenza approfondita della realtà contemporanea dei paesi in cui “escono i libri”, di curiosità per le idiosincrasie e metamorfosi continue, per il dibattito politico, per la vita quotidiana, anche, nelle grandi e piccole comunità. Impegno, immigrazione, povertà, capitale, conflitti generazionali, fuga.

È invitando autori, addetti ai lavori, critici, editor, che a partire dalla realtà dei libri desiderano avventurarsi a parlare della “realtà delle cose”, che il Laboratorio per la letteratura contemporanea di lingua tedesca intende creare, a vario livello, possibilità di dialogo con il mondo editoriale e culturale tedesco, svizzero ed austriaco.

Ogni partecipante al laboratorio lavorerà in primo luogo su  un autore e su un libro inedito in versione italiana e ne tradurrà alcune pagine. Le traduzioni, discusse e analizzate  durante il lavoro del Laboratorio, verranno raccolte e pubblicate in un ebook, a cura di Agnese Grieco. La pubblicazione sarà poi presentata il 17 novembre in occasione di BookCity all’interno di un ulteriore momento di discussione e dialogo sul tema. Qui tutte le informazioni sul Laboratorio per la letteratura contemporanea di lingua tedesca.

Nel suo “Das Floß der Medusa” Franzobel affronta il famoso naufragio della zattera Medusa rendendola metafora dei sogni e piani del colonialismo europeo, nonché romanzo pantagruelico e autoironicamente storico.

Marlene Streruwitz nel suo “Die Schmerzmacherin” mette in scena come il testo letterario possa gareggiare con il cinema nel raccontare di una società in cui a tutti noi  può accadere di essere osservati da una qualche “security agency”.

 

E cosa/come raccontano i giovani della realtà tedesca? Quali sono i “giovani”?

Tra le rosa dei libri proposti all’interno del Laboratorio per la letteratura contemporanea di lingua tedesca due debutti di autori non “native speaker”.

Come pensare a costruirsi una qualche idea di identità, quando il proprio padre, ebreo ucraino emigrato in Germania, sembra divenire invisibile agli occhi del figlio? La complessità è inevitabile.

Cosa significa per Dimitrij Kapitelman, autore di “Das Lächeln meines unsichtbaren Vaters” essere cresciuto nella periferia post DDR di una Lipsia di colore piuttosto nero e “tornare in Israele” insieme a un padre per l’appunto “ invisibile” e tuttavia presentissimo? 

Capita che una festa di compleanno a Berlino finisca con un assassinio non voluto: tre ragazze turche ubriache uccidono uno sconosciuto studente tedesco. In “Ellbogen” Fatma Aydemir descrive l’assurdità di un omicidio che nasce da una rabbia lenta. Tra la capitale tedesca e la capitale turca.