post

Laboratorio Formentini > il Diario > Lettori e letture > Premio Opera Prima 2016

post cover

Premio Opera Prima 2016

16 scrittori esordienti davanti a una giuria di 26 studenti del Master in Editoria, promosso da Università degli Studi di Milano, Associazione Italiana Editori e Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori.

Una cinquina di finalisti, votata da 26 librai indipendenti di tutta Italia durante Letti di notte.

Un vincitore e una menzione speciale, annunciato con un brindisi mercoledì 29 giugno.

Questi gli ingredienti di POP16, il premio letterario Premio Opera Prima alla sua prima edizione, nato quest’anno su ideazione e con il coordinamento di Benedetta Centovalli.

Tra la cinquina di finalisti, presenti alla serata di proclamazione (Gabriele Di Fronzo, Il grande animale, Nottetempo, Fabio Massimo Franceschelli, Italia, Del Vecchio, Carlo Loforti, Appalermo, appalermo!, Baldini & Castoldi, Cristian Mannu, Maria di Ísili, Giunti, Gesuino Némus, La teologia del cinghiale, Elliot) menzione speciale a Fabio Massimo Franceschelli con Italia e Premio Opera Prima 2016 a Gesuino Némus per La teologia del cinghiale.

Premio Opera Prima 2016_29 giugno 2016

Qui sotto le motivazione della scelta:

Gesuino Némus, eteronimo di Matteo Locci, vince con La teologia del cinghiale edito da Elliot (2015) la prima edizione di POP, Premio Opera Prima, promosso da Università degli Studi di Milano, Associazione Italiana Editori e Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori. Gli studenti del Master in Editoria 2016 e una selezione di librerie indipendenti di Milano e di altre città costituiscono la giuria di lettori del premio.

L’esordio di Gesuino Némus è apparso alla giuria congegnato con sapienza, di intreccio potente e con uno stile maturo. Il meccanismo complesso e ben funzionante della narrazione, la spregiudicatezza e l’ironia con cui sono manovrati i personaggi della storia, la lingua (lessico e punteggiatura, dialetto e stilemi popolari variabili in funzione della voce narrante) rendono il testo un romanzo polifonico, composito ma organico, sperimentale senza mai dimenticare il fil’e ferru della trama. Un romanzo che richiede il coinvolgimento vigile del lettore nel dipanarsi di una vicenda corale in grado di costruire un’epica in miniatura.

Gesuino Némus racconta una Sardegna atavica e archetipica, antica e selvaggia, la cui coscienza antistorica si rappresenta nell’unica teologia possibile, quella “del cinghiale”. Dentro il mistero di una terra cruda e magica, non attraversata dai sofismi e dalle complicazioni della Storia, nell’anno di grazia 1969, durante i giorni dello sbarco sulla luna, si narrano le vicende di Telévras e dei suoi abitanti, filtrate dallo sguardo adolescenziale della voce narrante, Gesuino, e di Matteo. Il lettore cade in una trappola che sa di giallo, incatenato in una scia di morti da indagare. Mentre il romanzo capitolo per capitolo si avvolge intorno alla vicenda principale (ma qual è davvero la vicenda principale?), si insinua un altro romanzo, “la teologia della teologia”, fatto di relazioni con il mondo editoriale e i suoi rituali. Libro nel libro e riflessione sul farsi libro, La teologia del cinghiale si sdoppia, si moltiplica come i piani di lettura che offre a chi voglia inoltrarsi nelle sue dense pagine. E qui la motivazione del premio acquista agli occhi della giuria del Master in Editoria un naturale rafforzamento, un ulteriore legame.

Gesuino Némus si rivela scrittore sapiente e divertito, abile nel maneggiare generi e tradizione, modernità e post, temi e questioni che appartengono a un’attualità senza tempo e per questo maledettamente in grado di parlarci da vicino.