Un incontro dedicato a Dino Buzzati e alla scrittura dello sport.
Dino Buzzati nutriva per la montagna una passione vera, di quelle che sporcano gli scarponi e bruciano i polmoni. Non era solo un osservatore: scalava, sciava, conosceva la neve come si conosce un vecchio compagno di cordata. A partire dai Giochi di Olimpiadi di Helsinki del 1952 tornò più volte a scrivere di Olimpiadi. Fu inviato alle edizioni invernali di Olimpiadi di Cortina d’Ampezzo e di Olimpiadi di Innsbruck, dove raccontò gare e atleti con lo sguardo di chi sa distinguere una pista ghiacciata da una solo lucida.
Davanti alle Olimpiadi di Roma si spinse oltre: immaginò se stesso nella finale dei cento metri, lanciato in corsia come in una delle sue storie sospese tra realtà e vertigine.
Nei suoi articoli sportivi ritorna sempre una cifra inconfondibile, intensamente letteraria. Talvolta scava nelle radici classiche dell’ideale olimpico, come quando, nel reportage sul Giro d’Italia, evocò il duello tra Ettore e Achille per raccontare la sfida tra Gino Bartali e Fausto Coppi. Altre volte mette a frutto la sua familiarità con le vette e con la neve, trasformando le cronache dei Giochi invernali in pagine vive e materiche. E quando sceglie la via dell’invenzione, con quel tocco visionario che attraversa tutta la sua narrativa, i gesti degli atleti diventano apparizioni, quasi sogni in corsa, sospesi tra agonismo e mito.
Intervengono Paolo Maggioni, Giacomo Papi e Lorenzo Viganò.
L’ingresso è libero e gratuito.