Il successo della XXXIII edizione del Salone del Libro di Torino

Incipit Vita Supernova.

Oggi (giovedì 14 ottobre) abbiamo superato i confini di Milano per raggiungere il Salone del Libro di Torino. È la XXXIII edizione, ma tutti la considerano un po’ la prima, perché l’anno scorso il Salone si è fermato per la prima volta da quando è stato inaugurato, nel 1988. Questa è, quindi, l’edizione della ripartenza, che almeno nelle intenzioni degli organizzatori moltiplica Dante: Incipit Vita Supernova.

Un certo stereotipo ritrae “il lettore” o “la lettrice” come individuo solitario e silenzioso, che preferisce la parola scritta alla conversazione verbale. I festival letterari e le manifestazioni editoriali come il Salone, però, lo contraddicono. Sono posti rumorosissimi dove leggere è impossibile, o molto difficile.

Il brusio che accoglie all’entrata non è tuttavia rumore, è il suono dello scambio e della condivisione, delle chiacchiere insomma. Come in ogni edizione sorprende la quantità di giovani e giovanissimi molto più esaltati ed energici delle scolaresche stanche e affrante che si incontrano la mattina nei musei. Due ragazzine se la raccontavano: «Domani c’è “Diario di una schiappa!”» «Veramente!?».

 

 

Uno sguardo onnicomprensivo per la nuova editoria.

È sufficiente attraversare i corridoi per rendersene conto: al Salone del Libro 2021 le storie hanno trovato spazio su ogni supporto, non solo sotto forma di libro. Videogiochi, giochi da tavolo, podcast, audiolibri, fumetti, ci sono tutti.
«Entrano più giovani in libreria perché i manga si sono trasferiti dall’edicola alla libreria» ha detto Stefano Mauri all’incontro di AIE sul mercato del libro. È un fenomeno importante – è capitato che nella classifica Usa dei primi 10 libri più venduti ci fossero 5 sono manga, in Italia 2 – che il Salone ha intercettato e valorizzato, collaborando ad esempio con il MUFANT, Museo del Fantastico e della Fantascienza di Torino.
La transmedialità sembra la chiave dell’editoria del futuro.

 

 

Un anno di crescita e innovazione.

Una coda interminabile per entrare, lunghe file per gli eventi e una folla in continuo movimento – la pandemia sembra un lontano ricordo qui, nonostante le mascherine e il disinfettante pronto all’uso.
L’interesse e l’entusiasmo che si respirano al Salone sembrano riflettere i dati di mercato, che nei primi nove mesi di quest’anno registrano una crescita per le vendite nel settore della varia del 29% (rispetto al 2020) e del 16% (rispetto al 2019).
Il web ha fatto bene ai libri – se ne parla più su siti e social che al bar – soprattutto nei mesi di reclusione, durante i quali le persone hanno avuto più tempo per riscoprire la lettura.
Ha fatto bene a tutta l’editoria, anche alle case editrici piccole e alle librerie fisiche non di catena. Le prime esponendo nelle vetrine online hanno guadagnato più visibilità che in libreria, dove il posizionamento dei libri è anche dovuto al potere dell’editore che li pubblica; le seconde se ne sono servite per riorganizzarsi, offrendo nuovi servizi (Libri da Asporto e Bookdealer), ma soprattutto hanno beneficiato del fatto che negli ultimi anni le persone hanno comprato nei negozi, quindi anche nelle librerie, più vicine a casa. Nonostante l’esplosione dell’online arrivato a 479,1 milioni di euro di fatturato, le librerie fisiche sono tornate a essere il primo canale di vendita con 499,9 milioni di fatturato.

Il Salone del Libro 2021 ha rappresentato l’occasione perfetta quindi per festeggiare un periodo felice per l’editoria, ma anche per ragionare sui prossimi passi. Nello specifico – come ha evidenziato Isabella Ferretti (cofondatrice di 66thand2nd) all’incontro di AIE – occorre ora pensare e attivarsi per rendere strutturali questi cambiamenti ed evitare un’inversione di tendenza.

 

 

Il ritorno alla normalità e alla cultura.

«A Torino, questi giorni, è successo qualcosa di incredibile. Avevamo sognato a lungo, non eravamo arrivati a sognare questo» ha scritto Nicola Lagioia, direttore del Salone Internazionale del Libro. «Un’esplosione di gente felice di ritrovarsi dopo tanto tempo, di abbracciarsi, di stare insieme. È segno fortissimo per il ritorno alla normalità. Sfogliare un libro fa poco rumore, arriva difficilmente alle cronache, ma se lo fanno in centinaia di migliaia, insieme, nello stesso posto e negli stessi giorni, danno un segnale che non può essere ignorato.

Esiste anche questo paese, è una parte importante del paese. Non commettete l’errore di ignorarlo. Persone di tutte le provenienze e di tutte le età sono arrivate al Lingotto – in più, c’è stato per la prima volta un abbassamento sensibile dell’età media, tantissimi giovani e giovanissimi, facce che al Salone non si erano mai viste. È successo qualcosa.»

Il successo di questa edizione non è significativo soltanto perché dimostra, come scrive Lagioia, la vitalità anche economica dei libri e dell’editoria, ma anche perché prova che la cultura è un bisogno e un aggregatore sociale come lo sono il cibo o lo sport, attività normalmente associate al divertimento.

Dopo avere visto le code per entrare in farmacia, al supermercato, e quelle più recenti per fare tamponi e vaccini, rivedere le persone accalcarsi intorno ai libri ha il senso del ricominciare. Non si tratta solo della passione per la lettura – o vedremo le file davanti alle librerie tutti i giorni – la grande partecipazione è dovuta anche al desiderio di uscire e stare insieme, di vivere i libri e la lettura come rito sociale, al pari degli aperitivi e dei ritrovi nei centri commerciali. Si tratta di reimpossessarsi della cultura in senso lato, che quando è autentica e viva non può scindersi dalla socialità e dai rapporti umani.

 

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