Pink. Rappresentazioni femminili e donne graphic designer – Materiali esposti da Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori

Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori presenta alcuni materiali provenienti da Archivio e Biblioteca storica Arnoldo Mondadori Editore e dalla Biblioteca storica il Saggiatore.

Di seguito una selezione dei documenti che saranno esposti al Laboratorio in autunno.

Biblioteca storica Mondadori

Ricca ormai di oltre 50.000 volumi, dagli esordi nel lontano 1912 ai nostri giorni, la Biblioteca storica Mondadori nasce e si sviluppa inizialmente all’interno della Casa Editrice, innestandosi sulla raccolta dei volumi “intangibili” voluta dallo stesso Arnoldo Mondadori.

Nel 1980 la biblioteca viene conferita alla neonata Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, che da allora la conserva e la cataloga, gestendone il continuo incremento garantito dalle novità editoriali immesse settimanalmente sul mercato, mettendola a disposizione degli studiosi presso la propria sede e valorizzandone la ricchezza storica e iconografica attraverso numerose iniziative quali cataloghi, mostre, convegni, pubblicazioni.

Copertine disegnate da Anita Klinz e Ferruccio Bocca per la collana Il Tornasole, conservate nella Biblioteca storica Mondadori.

 

 

Klinz – Anita Klinz (1923 – 2013) è stata una direttrice artistica, designer e grafica italiana. Insieme a Lora Lamm (a La Rinascente) è stata una delle prime donne che già a partire dagli anni Cinquanta aveva raggiunto il ruolo di direzione artistica in una realtà industriale come la Mondadori. È stata anche art director per il Saggiatore, e i periodici Epoca e Grazia.

 

Emeroteca storica Mondadori

Fondazione Mondadori conserva, unitamente alla ben più ampia e strutturata Biblioteca storica, anche una più ridotta ma comunque molto significativa Emeroteca storica, comprendente collezioni – perlopiù parziali – di periodici pubblicati da Mondadori nel corso dei decenni.

Da segnalare in particolare la presenza delle raccolte di celebri testate quali: Arianna, Bolero, Confidenze, Epoca, Giro giro tondo, Grazia, PanoramaTempo e di una vasta sezione disneyana.

Sotto alcune copertine firmate da Brunetta Mateldi per la rivista Grazia, conservate in Emeroteca storica Mondadori – Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori.

 

 

Brunetta – Brunetta Mateldi (1904 – 1989) dopo aver frequentato l’Accademia Albertina di Torino, a metà degli anni ‘20 approda a Milano, dove conosce il marito Filiberto Mateldi, pittore e illustratore, e comicia a lavorare per l’editoria femminile. Le sue illustrazioni di moda compaiono sulla Domenica del Corriere, sul quindicinale Il dramma, sul periodico Bellezza, dove gli inconfondibili disegni che coniugano moda e costume accompagnano gli articoli della Brin sulle sfilate internazionali. Su Grazia e Amica ha una pagina fissa, intitolata “Taccuino”. Su L’Espresso illustra la rubrica “Il lato debole” di Camilla Cederna. Con la celebre giornalista, Brunetta Mateldi instaura un sodalizio basato su una grande affinità intellettuale.

I materiali esposti riguardano in particolare copertine e illustrazioni per Grazia, Epoca e Il dramma conservati presso l’Emeroteca storica Mondadori. Anche il Centro di Documentazione sul Progetto Grafico di Aiap conserva una collezione dedicata a sue pagine pubblicitarie e illustrazioni.

Epoca – Da alcuni numeri del settimanale conservati presso l’Emeroteca storica Mondadori sono stati estratti articoli dei primi anni Cinquanta, firmati ad esempio da Carlo Emilio Gadda e Domenico Rea. Si tratta di reportage su ruoli, emancipazione e stereotipi femminili del tempo. Reportage in alcune metropoli – come Milano, Torino, Napoli – che compongono uno spaccato di straordinario interesse dell’Italia dell’epoca, tra toni vagamente paternalistici, talvolta pieni di meraviglia e curiosità, ma che al tempo stesso mostrano e riflettono un paese in trasformazione ed evoluzione.

 

 

In chiusura del suo articolo sulle donne torinesi, “Anche la donna italiana sa portare i calzoni” (in Epoca, n. 23 del 17 marzo 1951) l’autore Furio Fasolo scrive: “Stupefacente è la versatilità delle donne, esse sono capaci di passare di punto in bianco da una carriera all’altra. Qualunque sia la professione che stanno esercitando, al secondo o terzo figlio prendono istantaneamente il diploma di «madre di famiglia, direttrice di casa». E anche in questa mansione riescono a battere di molte lunghezze qualsiasi uomo”.

 

 

Nel suo articolo sulle donne napoletane, intitolato “Indipendenti ma con giudizio” (in Epoca, n. 266 del 6 novembre 1955) Domenico Rea, approfondisce i cambiamenti avvenuti nella società della capitale del Sud nel dopoguerra e i tortuosi percorsi di emancipazione femminile. “[…] molte ragazze oggi a Napoli riescono a imporre la propria indipendenza, ma vi riescono forzando la propria natura, compiendo un atto di rottura nell’ambiente circostante”. Tra i ritratti di donne indipendenti vi è quello di una giovane giornalista, Vilma Martusciello, all’epoca ventunenne, che al tempo poteva già vantare articoli pubblicati su Il Giornale (quotidiano pubblicato a Napoli dal 29 luglio 1944 al 9 agosto 1957) e che avrebbe effettivamente continuato il suo percorso con personalità, distinguendosi come “la prima giornalista napoletana a farsi largo nella stampa nazionale” (cit. di Mimmo Carratelli) fino a interrompere la sua carriera dopo il matrimonio.

 

 

Carlo Emilio Gadda parla delle giovani donne milanesi, nel suo “‘Diavole’ dicono i nonni” (in Epoca, n. 268 del 20 novembre 1955), in questi termini: “Molte ragazze, a Milano, si fanno donne raggiungendo i posti di responsabilità e di fiducia nelle aziende […]. La vivezza dell’ambiente e certa onestà superstite agli evi, e ai relativi profeti, rendono possibile a una fanciulla di trovar lavoro con una semplice inserzione. […] E le ragazze di Milano […] hanno vestito pantaloncini sulla Grigna dal 1905”. È una metropoli in cui “negli alacri mattini di Lombardia la ragazza milanese è pronta alle otto”, senza apparente distinzione che sia “o nata o portata bimba a Milano da immigrati recenti”.
I ritratti fotografici a corredo dell’articolo tra commesse di grandi magazzini e figlie di imprenditori mostrano due esponenti dell’alta società come la contessina Franca Rota Borghini, poi moglie del jazzista Gerry Mulligan, e Nicoletta de Fernex, la quale, dopo il diploma all’Accademia dei Filodrammatici, avrebbe effettivamente avuto una carriera da attrice di prosa.

 

15 giugno 1969, Anno XX – n. 977, pagina 113. Disegno di Brunetta Mateldi dal titolo: «Una sera a Londra (1962)», in articolo non firmato dal titolo «Signore, state attente a Brunetta».

 

Altre riviste

Copertine disegnate da Brunetta Mateldi, apparse sui seguenti numeri della rivista Il dramma, conservati in una raccolta miscellanea di riviste presente in Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori; tra parentesi i nomi delle attrici ritratte.

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