«Lavorare con lo sguardo». Intervista a Giulio Mosca e Tito Faraci

Intervista a Giulio Mosca e a Tito Faraci, autore e editor di “Clorofilla” (Feltrinelli), in occasione del settimo incontro di librinudi

 

 

Quando inizi a lavorare a una nuova graphic novel parti dalle immagini o dalla storia che vuoi raccontare? 

Giulio Mosca. Assolutamente dalla storia, è un po’ come lavorare ad un film partendo dal soggetto e proseguendo con la stesura della sceneggiatura. A quel punto lavoro allo storyboard, passando da sola scrittura all’unione di immagini sequenziali e parole: il linguaggio del fumetto.

Nella tua esperienza di editor qual è il procedimento più comune? Lidea nasce dal disegno o viceversa? 

Tito Faraci. Dipende. Io vado in cerca di autori, parto da quello: da un segno, da una voce. Questo è molto nello spirito di Feltrinelli: editore di autori. Quindi, innanzitutto, c’è stato l’incontro con Giulio Mosca. Quello che ho scorto dentro ai suoi disegni, perfino ai suoi colori. Poi, insieme, siamo andati alla ricerca di una storia. In questo caso, una sfida: raccontare una semplice storia d’amore, che è una cosa paradossalmente difficilissima.

Su Instagram conti più di mezzo milione di follower: il rapporto con i social quanto influenza la tua professione e come hai costruito un così ampio seguito? 

Giulio Mosca. Il mio lavoro è strettamente legato ai social poiché essi sono il mio spazio, non solo virtuale, all’interno del quale condivido tutto il mio lavoro, anche quello quotidiano fatto di vignette e brevi strisce. Ho costruito questo seguito in quattro anni di lavoro quotidiano, non ho mai avuto un particolare boom da un giorno all’altro. Questo ha contribuito positivamente nel rapporto con i miei lettori poiché si è creato un legame sincero e duraturo.

Il seguito sui social è ormai un fattore determinante nellacquisizione di un autore da parte di una casa editrice che in questo modo si assicura anche un pubblico, una fan-base. Com’è cambiato il ruolo delleditore rispetto a quando hai iniziato?

Tito Faraci. Per me non ha importanza il numero dei follower. Sarebbe tutto più semplice e banale, se così fosse. Ma non funziona in questo modo. Non è detto che un autore con una gigantesca visibilità in rete poi possa funzionare bene anche in un libro. La rete mi dà la possibilità di scorgere talenti, che vanno però riconosciuti e misurati sulla distanza. Bisogna avere un occhio lungo. Quando Feltrinelli Comics, la collana che io curo, ha proposto il primo contratto a Fumettibrutti, aveva poche migliaia di follower.

In che cosa consiste e si differenzia il lavoro di un editor di graphic novel rispetto a quello di editor testuale? Ci fai un esempio di un tuo intervento su Clorofilla?

Tito Faraci. Si lavora anche e soprattutto con lo sguardo. Quando guardo i primi layout non leggo nemmeno i testi. Guardo la storia. I fumetti si guardano, sì. Ricordo interventi che ho chiesto a Giulio sugli ambienti, per mostrare il passaggio del tempo, delle stagioni (anche quelle dell’amore), attraverso cambiamenti di scenari, spostamenti di oggetti, di arredi… piante che crescevano, nei vasi.

Come avete lavorato insieme? In che cosa lo sguardo delleditor ha migliorato la tua storia o il tuo disegno? Ci fai un esempio di un consiglio che hai accettato?

Giulio Mosca. Lo sguardo di un editor esperto è fondamentale. L’esperienza è necessaria per non incappare in errori ingenui e per avere una visione d’insieme anche se il progetto è ancora in fase embrionale. Tito mi ha aiutato moltissimo nel finale di questa storia ma non posso parlarvene o sarebbe uno spoiler!

Si dice “il” graphic novel o “la” graphic novel?

Tito Faraci. Ahahahahah! È un non-problema, per carità! Io uso il femminile, come tanti della mia generazione. Questione di abitudine e di orecchio. Ma ho assistito a discussioni animatissime, sul tema, che mi sono sembrate eccessive e perfino, in qualche modo, fuorvianti.

Giulio Mosca. Fumetto va benissimo!

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