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Booknotes

Benvenuti su LaLaLab, questa è Booknotes, la nuova rubrica bisettimanale che abbiamo deciso di dedicare all’intreccio, non sempre svelato, che spesso esiste fra la musica e la letteratura.

Quanti brani musicali traggono ispirazione da opere letterarie – citandole, riadattandole, trasponendole – e quante di queste contengono al contrario citazioni musicali e suggestioni sonore?
In entrambi i casi l’elenco sarebbe potenzialmente infinito e ricco di sfaccettature, e si dispiegherebbe a partire dai grandi classici fino alla narrativa più contemporanea, dalla musica classica al progressive rock.

Di antologia in antologia, di Edgar in Edgar, la trasposizione che abbiamo scelto oggi avviene per via di una delle voci più significative del Novecento musicale italiano, quella di Fabrizio De Andrè.

Edgar Lee Masters (1868-1950), autore dell’Antologia di Spoon River, la raccolta poetica a cui è dedicata la puntata odierna di Booknotes, ha apparentemente una vita come tante: un giovane cresciuto nella regione dell’Illinois, fra le cittadine di Petersburg e Lewistown, attratto dai libri e dalla letteratura, così come dalla poesia, che cerca di coltivare frequentando le biblioteche comunali e la libreria della casa dei nonni paterni, nonostante l’avversione del padre che lo vuole a tutti i costi avvocato.
Così Lee Masters l’avvocato lo fa per davvero, e con un discreto successo, seppur senza mai abbandonare le sue vere passioni, anche dopo il trasferimento a Chicago dove le sue prime pubblicazioni vantano non pochi apprezzamenti da parte degli ambienti benestanti della città.

A partire dal 1914 Lee Masters dà inizio a un processo di rielaborazione della sua vita, delle sue esperienze infantili legate alla campagna e del passaggio alla grande città, mettendo a punto quelle riflessioni che lo condurranno alla progressiva stesura dei singoli componimenti raccolti un anno dopo, nel 1915, nella prima edizione della raccolta di Spoon River.
L’antologia si configura come un crudo spaccato di umanità, con le sue passioni, le sue virtù e le sue debolezze, raccontando, attraverso la forma dell’epitaffio, la storia di un villaggio e dei suoi abitanti. Le tragiche esistenze dei personaggi dei luoghi della sua giovinezza, narrategli a lungo dalla madre, vengono tradotte da Lee Masters in un «materiale umano, trattato cosi poeticamente, dipingendo dei personaggi della piccola borghesia americana, che sono rimasti pressappoco gli stessi che si muovono intorno a noi adesso in Italia» come definirà l’Antologia Fabrizio De Andrè in un’intervista rilasciata per la Radiotelevisione svizzera nel 1971, anno in cui esce Non al denaro non all’amore né al cielo.

Il quinto album di inediti nasce così dalla collaborazione con Giuseppe Bentivoglio (la seconda dopo aver già lavorato insieme a De Andrè per Tutti morimmo a stento, nel 1968) e con gli arrangiamenti di un giovanissimo Nicola Piovani, allora quasi sconosciuto.

Non al denaro non all’amore né al cielo è una rilettura, ma ancor più un attraversamento dell’Antologia di Spoon River di Lee Masters, nell’edizione italiana curata da Fernanda Pivano e pubblicata per la prima volta da Einaudi nel 1943.

La vicenda della genesi dell’edizione italiana è raccontata dalla stessa Pivano in una serie di articoli scritti per il Corriere d’Informazione, raccolti successivamente in America Rossa e Nera (Vallecchi, 1964); suggestiva inoltre la conversazione tra De Andrè e la Pivano a proposito di Non al denaro non all’amore né al cielo, al termine della quale il cantautore dirà:

Ti sei dimenticata di rivolgermi una domanda: chi è Fernanda Pivano? Fernanda Pivano per tutti è una scrittrice. Per me è una ragazza di venti anni che inizia la sua professione traducendo il libro di un libertario mentre la società italiana ha tutt’altra tendenza. È successo tra il ’37 e il ’41: quando questo ha significato coraggio.

L’album si apre riproponendo il medesimo brano di incipit dell’Antologia, La Collina, che difatti si presenta come un vero indice d’introduzione all’opera intera.
Sulla Collina campeggiano le lapidi di Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley, di Ella e Kate, Mag, Edith e Lizzie, tutti tragicamente morti o sconfitti dalla vita, passati in rassegna come i protagonisti di storie che restano immortali anche dopo la morte; per giungere proprio in conclusione anche alla storia di quel suonatore Jones, che fu sorpreso dai suoi novant’anni, e con la vita avrebbe ancora giocato, forse l’unico non vinto di tutto il repertorio, proprio per aver scelto di non calcolare né pianificare nulla, per aver scelto di vivere la sua vita nel modo che gli è parso più conveniente dal punto di vista umano e ideologico, nutrendosi della sua musica, senza farsi ingannare da false promesse,

lui che offrì la faccia al vento
la gola al vino e mai un pensiero
non al denaro, non all’amore né al cielo.

Le successive otto tracce rappresentano una piccolissima selezione dagli oltre 240 epitaffi, rivisitati e musicati in direzione di due tematiche principali, l’invidia e la scienza, che De Andrè riconosce come le due alternative possibili per questa piccola umanità perdente: “la prima che conduce inevitabilmente l’uomo a comportamenti disumani, e la seconda che finisce per non essere utile né a chi se ne serve per migliorare la propria vita né alle persone nei confronti di cui viene esercitata, e che non basta comunque a risolvere i problemi che mettono l’uomo in condizione di vivere soffrendo”.

Per approfondire qui trovate la puntata di Radio 1 Music Club dedicata alla poesia di Edgar Lee Master e alla musica di Fabrizio De Andrè e qui una puntata di Wikiradio dove la figura del poeta americano è narrata da Mario Maffi.

Booknotes è finalmente su Spotify! Qui trovate la playlist che raccoglie le canzoni citate dalla nostra rubrica musical-letteraria. Buon ascolto!

Se avete in mente spunti letteral-musicali potete inviarli a: formentini@laboratorioformentini.it.
Potreste diventare co-autori della prossima puntata!

Importante: ricordate di selezionare brani musicali ispirati a opere letterarie!
Il team di LaLaLab valuterà i vostri suggerimenti.

Alla prossima puntata!

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