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Booknotes – Sympathy for the Devil

Benvenuti su LaLaLab, questa è Booknotes, la nuova rubrica quindicinale che abbiamo deciso di dedicare all’intreccio, non sempre svelato, che spesso esiste fra la musica e la letteratura.

Quanti brani musicali traggono ispirazione da opere letterarie – citandole, riadattandole, trasponendole – e quante di queste contengono al contrario citazioni musicali e suggestioni sonore?
In entrambi i casi l’elenco sarebbe potenzialmente infinito e ricco di sfaccettature, e si dispiegherebbe a partire dai grandi classici fino alla narrativa più contemporanea, dalla musica classica al progressive rock…o al rock’n’roll, come nel caso del brano di oggi.

Sympathy For The Devil è la traccia di apertura di Beggars Banquet, settimo album discografico dei Rolling Stones rilasciato nel 1968, con cui la band britannica sancisce un chiaro ritorno alle origini blues dopo la breve parentesi psycho-hippie di Their Satanic Majestic Request.

Sympathy For The Devil è inoltre la traccia che trae ispirazione dal grande classico di Michail Bulgakov Il Maestro e Margherita (1966-67); pare che Mick Jagger ricevette il libro in dono da parte della compagna Marianne Faithfull, rimanendone tanto stregato da guidare il componimento del brano, scritto così in prima persona con Jagger nei panni di Lucifero.

Come non restare ammaliati dall’opera di Bulgakov soprattutto se dello scrittore si conoscono le vicissitudini che lo condussero alla stesura del libro.

Basta guardare le foto del giovane Michail Bulgakov per intravedere lo sguardo di un tipico personaggio di inizio Novecento, “un giovane elegantone borghese”, come lo definisce Alessandro Barbero nel suo intervento dedicato proprio a Il Maestro e Margherita durante la terza edizione de Il Libro della Vita, manifestazione culturale attiva nella città di Scandicci dal 2015.

Bulgakov, nato a Kiev nel 1891 da un’agiata famiglia di ecclesiastici, prima di reinventarsi scrittore vanta di un buon curriculum da medico; nel 1916 infatti si laurea in Medicina e da quel momento sarà quella la sua principale occupazione, arruolandosi inoltre come infermiere al fronte una volta scoppiata la guerra, aprendo un proprio ambulatorio medico quando rientra a Kiev nel 1918 e infine chiamato di nuovo in causa come medico militare con lo scoppio della guerra civile.

Nel 1921, proprio al termine della guerra civile, scatta qualcosa in Bulgakov che lo condurrà a cambiare radicalmente la sua vita e davanti allo scenario di una Russia piegata dalla Rivoluzione, arriverà la decisione di lasciarsi alle spalle quanto fatto fino a quel momento e trasferirsi a Mosca con l’intento di diventare scrittore.

Nonostante la dedizione di Bulgakov sia soprattutto rivolta alla scrittura di testi teatrali, nel 1928 inizierà a lavorare a quel libro che imprevedibilmente lo occuperà e tormenterà durante tutta la sua vita, riscrivendolo, modificandolo, cambiando continuamente il titolo, briciandolo nella stufa e riscrivendolo ancora a memoria, per anni e anni fin sul letto di morte, dove si narra che lo scrittore dettasse alla moglie ancora le ultime modifiche.

Quindi come non restare irretiti nella complessa struttura narrativa dell’opera, con il romanzo dentro il romanzo? Come non fagocitare il racconto di quella spaventosa serata di Maggio, in un’ora in cui sembrava che non si avesse più la forza di respirare, che apre l’opera di Bulgakov, racconto denso di un apparente realismo e a seguito del quale si cela un accumulo di incredibili stranezze?

Come non trovare fertile materiale in un testo dove il protagonista è il Diavolo che afferma di aver assistito alla condanna di Gesù da parte di Ponzio Pilato, di saper leggere il futuro e di essere stato invitato a colazione da Immanuel Kant?

Così il testo di Sympathy For The Devil riprende in parte citazioni esplicite dalla trama del libro (And I was ‘round when Jesus Christ / Had his moment of doubt and pain / Made damn sure that Pilate / Washed his hands and sealed his fate) e in parte non si lascia sfuggire l’occasione di chiamare in causa fatti di attualità (I shouted out / Who killed the Kennedys? / When after all / It was you and me), realizzando un brano che prende la forma di un’ampia metafora in cui al centro del mirino è l’eterno rapporto tra l’Uomo e il Male.

Per approfondire la figura di Bulgakov vi suggeriamo i Gettoni di Letteratura di RaiPlay Radio a lui dedicati.

Se invece siete inclini alla sperimentazione vi proponiamo di provare con la visione di OnePlusOne (Sympathy For The Devil), pellicola avanguardista del regista Jean-Luc Godard, strutturata in cinque episodi che mettono in scena riflessioni ampie sulla società, sulla cultura e sulla politica degli anni Sessanta e Settanta nel mondo.

Protagonisti del film anche gli stessi Rolling Stones, di cui sono celebri le riprese in sala di registrazione proprio di Sympathy For The Devil.

Qui un assaggio e la possibilità di noleggiare o acquistare il film.

Vi aspettiamo mercoledì 29 luglio per una puntata esclusiva di Booknotes!

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